2018... ANNO NON BUONO PER LA LOTTA ALLA MAFIA di Salvatore Calleri


Il 2018 non è stato un anno buono per la lotta alla mafia.

In particolare si sono registrati numerosi punti deboli sia nel contrasto che nella consapevolezza sociale ed istituzionale del fenomeno mafioso.

Il recente omicidio del fratello del collaboratore di giustizia rappresenta la punta dell'iceberg di un sistema di lotta alla mafia in crisi.

Tra l'altro è bene esser chiari su un punto: non servono i proclami sulla mafia, ma al contrario il contrasto e la tutela di chi la combatte.

Andiamo con ordine.

Innanzitutto emerge con chiarezza che la mafia se serve spara ed emerge pure che la mafia non dimentica.

Invece cosa avviene... L'esatto contrario.

Il sistema di protezione nel caso di Pesaro ha mostrato probabilmente delle falle, anche se bisogna attendere i risultati delle indagini per avere la necessaria chiarezza.

Il sistema di tutela in un momento in cui dovrebbe aumentare, invece viene quasi messo in discussione mettendo in difficoltà i testimoni di giustizia.

Ora mettere in difficoltà i testimoni di giustizia è una cosa che manda un segnale chiaro per il futuro: cittadini non denunciate la mafia perchè lo stato non vi protegge.

Al contempo è continuata da un punto di vista mediatico la parificazione tra la mafia e chi la combatte quasi come se fossero due facce della stessa medaglia. Ovviamente non è cosi, ma il silenzio sul punto delle alte cariche antimafia istituzionali ha causato altresi la mancanza di autorevolezza delle stesse che appaiono in declino.

Ora sia chiaro che non intendo dire che nel 2018 non sia stato fatto nulla contro la mafia, perchè sarebbe ingiusto per chi la combatte, ed in Italia siamo i migliori, ma ciò è stato fatto in automatico senza verve e viene visto quasi con fastidio e chi fa la lotta alla mafia in modo concreto viene esiliato, non premiato.

Qui mi fermo, ma dobbiamo affrontare il 2019 in modo diverso... In caso contrario la mafia non solo non verrà sconfitta in poco tempo ma trionferà.

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